STUDIO SPAGNOLO: NESSUNA PRESENZA DI BIOPLASTICHE COMPOSTABILI NEL COMPOST PRODOTTO IN IMPIANTI INDUSTRIALI

Un recente studio incentrato sull’identificazione e la quantificazione delle microplastiche nel compost industriale non ha trovato resti di bioplastiche compostabili certificate EN 13432. A riprendere la notizia è European Bioplastics attraverso un comunicato. Ricercatori spagnoli dell’Università di Alcala e dell’Universidad Autonoma de Madrid hanno analizzato il compost prodotto in cinque impianti di compostaggio industriale in Spagna per un periodo di cinque mesi. Tra i prodotti sottoposti a indagine, quattro erano a base di bioplastiche compostabili certificate secondo la norma europea EN 13432. In particolare, i ricercatori hanno studiato il comportamento di sacchetti commerciali usati nei mercati locali, film di confezionamento alimentare commerciale e campioni del materiale Mater-Bi. In tutti i campioni di compost analizzati non è stata riscontrata alcuna presenza di frammenti di manufatti in plastica compostabile certificata EN 13432 a conferma della loro completa biodegradazione in compostaggio industriale. Negli stessi campioni, invece, sono stati identificati dai 10 ai 30 frammenti di plastica e fibre per grammo di compost, dei quali il 94% era costituito da polietilene, polistirene, poliestere, polipropilene, PVC e polimeri acrilici, in ordine di concentrazione. Il polietilene era più abbondante nei film, il polistirene nei frammenti, il polipropilene nei filamenti e le fibre erano dominate dal poliestere.

 

“Gli impianti – si legge nella sintesi dello studio – presentavano differenze nei sistemi di raccolta, nella concentrazione sui materiali non desiderati, nella tecnologia di trattamento e nella densità della popolazione servita”. L’impianto con conferimento esclusivo da sistemi porta a porta e uso obbligatorio di sacchetti compostabili presentava la più bassa concentrazione di plastica. “I nostri risultati hanno mostrato che gli impianti più piccoli, con sistemi di raccolta porta a porta dell’organico, hanno prodotto compost con meno plastica di tutte le dimensioni. Il compost proveniente da grandi strutture alimentate da FORSU proveniente dalla raccolta dei cassonetti stradali mostrava il più alto contenuto di plastica. In nessuno dei campioni sono stati trovati resti di bioplastiche compostabili, il che significa che se correttamente compostati il loro attuale utilizzo non contribuisce alla diffusione dell’inquinamento antropico”. Gli studiosi spagnoli evidenziano che, in base ai risultati ottenuti, l’uso di polimeri compostabili e l’implementazione di sistemi di raccolta porta a porta ridurrebbe la concentrazione di impurità plastiche nel compost da FORSU.

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