Si è svolta il 4 e 5 marzo 2026 a Valencia la nona edizione del Seminario Internazionale sui Biopolimeri e Compositi Sostenibili con la partecipazione di oltre 150 partecipanti e più di 20 relatori. L’evento, organizzato dell’Istituto Tecnologico della Plastica AIMPLAS, si consolida come un appuntamento imprescindibile a livello internazionale per il dibattito tecnico su regolamentazione, certificazione e innovazione nel campo dei biopolimeri.
Il punto di partenza del seminario è stato il nuovo quadro normativo europeo, in particolare il Regolamento Imballaggio (PPWR), che stanno indirizzando la progettazione dei materiali verso soluzioni di compostabilità certificata e valorizzazione delle risorse.
Lorette Du Preez, European Bioplastics, ha sottolineato che la crescita prevista della capacità produttiva e l’attuazione della futura Strategia europea per la Bioeconomia richiedono stabilità normativa e un forte sostegno allo scale-up industriale per consolidare la domanda di mercato. Secondo Du Preez, «sebbene attualmente le bioplastiche rappresentino appena lo 0,5% del mercato mondiale delle plastiche, il settore prevede di raddoppiare la propria capacità globale tra il 2025 e il 2030, con l’Europa che passerà da 330.000 a 800.000 tonnellate annue nello stesso periodo».
«In un contesto segnato dalla futura Strategia per la Bioeconomia e dal Regolamento europeo sugli imballaggi, il messaggio politico è chiaro: è necessario dare tempo al mercato per consolidarsi, garantire competitività e stimolare la domanda, sfruttando le opportunità di finanziamento europee per la ricerca e sviluppo e lo scale-up industriale» ha aggiunto Lorette Du Preez.
In questa stessa linea, Rafael Auras dell’Università del Michigan ha sostenuto che l’adozione su larga scala di queste tecnologie richiede inevitabilmente di accelerare i processi di biodegradazione, sia ottimizzando la struttura chimica dei materiali sia migliorando le condizioni dell’ambiente in cui si degradano. María Mozo, di AIMPLAS, ha ricordato che il rispetto del PPWR richiederà criteri di prova e certificazione estremamente robusti per garantire prestazioni reali negli impianti.
La prima giornata è proseguita con una sessione dedicata alla normazione e certificazione, con l’intervento di Francesca Braca di ARCHA, che ha illustrato protocolli sperimentali allineati agli standard di tracciabilità metodologica. Successivamente, Ramón Plana, della piattaforma Compostable by Design, ha presentato una proposta di manuale tecnico come ponte tra laboratorio e industria.
Da parte sua, María Rocha di DIN CERTCO ha illustrato gli schemi internazionali necessari per l’accesso ai mercati globali, mentre ASOBIOCOM ha aggiornato i partecipanti sugli aspetti legislativi chiave per la corretta etichettatura dei materiali compostabili in Spagna.
Dopo un workshop del progetto BIOSUPPACK, la sessione dedicata alle materie prime ha mostrato il potenziale del mercato attraverso buone pratiche come quello presentato da Iván Navarro di Prime Biopolymers, che ha illustrato la gamma ZIMA, ottimizzata per i processi di iniezione convenzionali, oppure Notpla, che tramite Luciana Bicalho ha dimostrato la fattibilità di rivestimenti per carta a base di alghe.
Si è distinta anche la presentazione di Jenifer Mitja di TotalEnergies Corbion, con soluzioni di PLA riciclabile e compostabile progettate per evitare la persistenza di microplastiche nelle applicazioni tessili e igieniche.
La prima giornata si è conclusa con una sessione dedicata ai casi di successo, con Octavio García dell’Università di Valladolid, che ha presentato i suoi lavori sulla valorizzazione delle biomasse vegetali, lo sviluppo di membrane biobased per la decarbonizzazione e processi di riciclo chimico con solventi neotermici per migliorare la stabilità e la degradabilità dei polimeri.
José Badia, dell’Universitat de València, ha illustrato i suoi progressi nella valorizzazione delle bioplastiche tramite tecniche di fermentazione acidogenica per ottenere acidi grassi volatili (VFA) come piattaforma per nuovi materiali, sottolineando che il controllo del pH ottimizza significativamente le rese del processo.
Biopolimeri in ambienti aperti con focus sul settore agricolo
La seconda giornata del seminario si è concentrata sull’applicazione dei biopolimeri in ambienti aperti, con particolare attenzione al settore agricolo. La sessione si è aperta con l’intervento di Bernard Le Moine di APE Europe, che ha evidenziato il ruolo strutturale delle plastiche agricole nella produttività sostenibile e come la biodegradabilità certificata rappresenti la soluzione chiave quando la raccolta del rifiuto è tecnicamente difficile.
Nella stessa direzione, Miguel Ángel Domene, della Fundación Grupo Cajamar, ha illustrato il potenziale dei prodotti di plasticoltura biodegradabili all’interno dell’economia circolare, presentando prove in campo per la validazione dell’uso e del fine vita, oltre a soluzioni innovative per la funzionalizzazione a partire da residui vegetali.
Francisco Javier Egea, dell’Università di Almeria, ha approfondito l’ecosistema della bioeconomia circolare nell’agricoltura in serra, sottolineando l’importanza dei progetti dedicati alla valorizzazione della biomassa e alla transizione dai polimeri fossili a quelli biobased.
L’analisi tecnica della salute del suolo ha avuto un ruolo centrale nelle presentazioni di questa sessione.
Patrizia Schmidt di BASF, ha illustrato una metodologia pionieristica per distinguere tra microplastiche persistenti e frammenti rilasciati da film pacciamanti certificati come Ecovio®, dimostrando che questi ultimi si integrano nel ciclo naturale senza generare residui tossici.
Sara Guerrini di Novamont ha illustrato i teli di pacciamatura Mater-Bi per un fine vita sostenibile, condividendo studi, condotti con l’Università di Alcalà de Henares e l’Università di Bologna, sugli effetti di questi materiali sul suolo e i progressi del progetto europeo SOUL. Come hanno dimostrato gli studi, i teli di pacciamatura, sul lungo periodo e in condizioni di campo, non si accumulano nel suolo e non alterano la qualità del terreno.
L’ultima sessione dedicata ai casi aziendali è iniziato con Chelo Escrig di AIMPLAS, che ha presentato nuovi sviluppi nella plasticoltura, tra cui prodotti agricoli innovativi per migliorare l’efficienza idrica delle colture, l’integrazione di input naturali e lo sviluppo di rivestimenti biodegradabili a rilascio controllato per fertilizzanti.
Matías Martínez e José Ignacio Valero di Ercros hanno presentato la gamma ErcrosBio® di rivestimenti biodegradabili per applicazioni agricole e di packaging, mentre Giovanni Grieco di NUREL ha condiviso casi di successo in coltivazioni di pomodoro, peperone e mais utilizzando i biopolimeri INZEA, che permettono di ottimizzare la temperatura del suolo e la crescita delle piante in un’ottica circolare.
La giornata ha inoltre esplorato nuove frontiere biotecnologiche con Antonio del Saz di Beyond Seeds, che ha presentato AGARENE®, una bioplastica derivata da alghe rosse progettata per essere funzionalizzata in base alle esigenze delle colture.
Infine, Emanuele Martini di Gruppo MAIP ha chiuso il seminario con un approfondito caso di studio sulla catena del valore del PHA, sostenendo il concetto di “Naturpolymer”, come materiale di origine microbica capace di mineralizzarsi completamente in qualsiasi ambiente.