Bioeconomia

La strategia italiana per la Bioeconomia 

 

Nel 2016 la Presidenza del Consiglio dei ministri decise di dotare il Paese di una Strategia Nazionale per la Bioeconomia, che è stata concordata con la Commissione Europea e predisposta dai Referenti di 4 Ministeri (MATTM, MIPAFF, MISE, MIUR), dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dall’Agenzia per la coesione territoriale e dai Cluster tecnologici nazionali, ALISEI, SPRING e BIG. Adottata nell’aprile del 2017 e aggiornata nel maggio 2019, con bioeconomia definisce un sistema socioeconomico che comprende e interconnette quelle attività economiche che utilizzano bio-risorse rinnovabili del suolo e del mare come colture agricole, foreste, animali e microrganismi terrestri e marini per produrre cibo, materiali ed energia.

 

Come evidenziato da uno studio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, coinvolge settori diversi accumunati da presentano due caratteristiche: la prima è relativa alla produzione basata su materie prime rinnovabili, la seconda al riuso e riciclo di rifiuti biologici.

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I materiali e l’energia ricavati dai rifiuti organici e dai sottoprodotti agricoli, da risorse rinnovabili, coltivate in modo sostenibile e a base biologica che integrano la produzione alimentare, possono essere restituiti al suolo attraverso una gestione sistemica, per migliorare e garantire la redditività a lungo termine della produzione agricola in Europa e chiudere il ciclo del carbonio. Tutto ciò ha portato all’evidenza della profonda connessione tra bioeconomia ed economia circolare, ovvero il modello di Bioeconomia circolare.

A livello europeo, riveste interesse l’European Circular Bioeconomy Policy Initiative (ECBPI) che ha varato un manifesto in cui si esplicita l’impegno a che la rigenerazione dei suoli e il miglioramento della biodiversità del nostro capitale naturale attraverso una gestione circolare e riparativa dell’energia e dei materiali divengano sempre più centrali al fine di preservare e migliorare la qualità ecologica.