Una dozzina di associazioni tra le più importanti del mondo ambientalista, dell’industria e della ricerca italiana nel campo della bioeconomia ha presentato una serie di proposte a Ministeri e Regioni per accelerare la fuoriuscita dell’Italia dalla dipendenza dal fossile. “In uno scenario di conflitti bellici e di crisi energetica – scrivono i firmatari – chiediamo al Governo italiano e alle Regioni di intraprendere con decisione alcune azioni per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle tensioni geopolitiche che ruotano attorno ad esse. Efficienza energetica, ricorso alle fonti rinnovabili e bioeconomia sono la strada maestra per affrancarci da questa dipendenza”.
Le proposte sono rivolte soprattutto a superare gli ostacoli normativi che tuttora bloccano lo sviluppo di nuovi progetti industriali e a superare lo svantaggio economico di un bioprodotto sviluppato con tecnologie innovative, rispetto ad analoghi prodotti di origine fossile, che godono di pratiche industriali consolidate e i cui i costi ambientali spesso non vengono contabilizzati dal mercato. “Non c’è documento italiano o europeo che non esalti l’importanza dell‘economia circolare – aggiungono i firmatari – e poi scopri che la normativa ti obbliga a smaltire come rifiuto speciale qualsiasi sottoprodotto che esce da un ciclo industriale e che potrebbe essere pienamente riutilizzato”.
La piattaforma di proposte è solo un punto di partenza per sviluppare un confronto con le istituzioni e con altri enti. Coordinata dall’associazione Chimica Verde Bionet, è stata finora siglata da Assobioplastiche, Associazione dei Biotecnologi Italiani, AzzeroCO2, Consorzio Italiano Biogas, Ecofuturo, Federcanapa, Itabia, Kyoto Club, Legambiente, Consorzio Re-Cord e SPRING- Cluster italiano della Bioeconomia Circolare.