LEGAMBIENTE: PLASTICA TRADIZIONALE SI CONFERMA IL RIFIUTO PIÙ TROVATO SU LIDI E AREE VERDI URBANE

In tre anni di monitoraggio raccolti oltre 40mila rifiuti in 10 parchi e 10 spiagge della Penisola. L’80% dei rifiuti è costituito da plastica, soprattutto imballaggi e rifiuti usa e getta. Bassissima, invece, la percentuale di rifiuti in bioplastiche compostabili rinvenuti, pari allo 0,2%  del totale. 

 

Legambiente: “Importante ridurre la plastica monouso tra le cause primarie di “littering”.  Sulla direttiva SUP torniamo a ribadire l’urgenza di colmare il vulnus normativo a partire dalla definizione di riutilizzabile. Le bioplastiche sono una valida alternativa, non sono un problema. Chiediamo anche di inserire questa specifica tipologia di materiale nella lista ufficiale utilizzata a livello europeo nei protocolli di monitoraggio del littering”

 

A quattro anni dal recepimento della direttiva europea SUP (Single Use Plastics) che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, in Italia la plastica tradizionale continua ad essere il materiale più trovato in spiagge e parchi urbani. La conferma arriva dal nuovo studio di Legambiente “Beach e Park Litter” frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Su 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dall’associazione ambientalista dal 2021 al 2024 in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola, ben l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti monouso.

 

Tra i rifiuti monouso più trovati ci sono soprattutto tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica, ma non solo. Oltre alla plastica, sono stati trovati metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, quelli in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), una quantità minima se paragonata all’immesso sul mercato dei prodotti di questo materiale (82,2 kt). Le bioplastiche, inoltre, sottolinea Legambiente, sono un materiale ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo, ma che invece Legambiente ha inserito come categoria a sé stante già da alcuni anni rendendo unico al momento un monitoraggio di questo tipo.

 

A seguito di questa campagna di monitoraggio, Legambiente ha espresso le seguenti considerazioni:

 

È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la direttiva SUP ma anche colmando allo stesso tempo il vulnus normativo creato dalla mancata definizione del concetto stesso di “riutilizzabile” nella direttiva SUP e nel decreto legislativo 196/2021 di recepimento. 

 

Sul fronte bioplastiche, la cui esenzione dalla direttiva quattro anni fu criticata e non compresa anche a livello europeo, vogliamo ricordare che rappresentano una valida soluzione che ha permesso al paese di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici in maniera differenziata e non sono diventate un problema, come confermano i numeri dell’indagine.

 

Conoscere la tipologia e i quantitativi delle bioplastiche, permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali con la sfida appena cominciata con la nascita del consorzio dedicato.

 

Approfondisci e scarica il documento “Beach e Park litter”