Un metodo innovativo per individuare e quantificare il materiale non biodegradabile aggiunto in maniera fraudolenta nel processo di produzione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. A darne notizia è l’Università di Pisa che ha messo a punto questo strumento in collaborazione con Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico delle bioplastiche compostabili.
Sul piano operativo, il protocollo si basa su tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, capaci di rilevare concentrazioni di PE anche inferiori all’1%, in linea con i limiti di legge. Questo lo rende uno strumento efficace sia per il controllo di qualità in ambito industriale, sia per la sorveglianza ambientale. I risultati delle analisi sinora condotte hanno rivelato che circa metà delle buste sottoposte ai controlli sono fuori norma con quantità di polietilene anche sino al 5%. Si tratta di prodotti in gran parte di provenienza extra UE.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell’Università di Pisa.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis: Quantification of polyethylene in biodegradable plastics by analytical pyrolysis-based methods with GC split modulation